Marassi - "Luigi Ferraris" (di Claudio Onofri)

 

Fu come, dopo aver letto praticamente tutte, tra romanzi e scritti brevi, le opere di Georges Simenon, andando a Parigi la prima volta, accorgersi di conoscere Montmartre, Quais des Orfevres, Pigalle, Place della Concorde e Montparnasse come le proprie tasche, avere l’impressione di esserci già stato in quei meravigliosi posti.


La mia intelligentissima Prof. d’italiano alle medie (grande tifosa del Toro) capì immediatamente che studiavo e avrei studiato sempre poco e poco m’interessavano molte delle cose che spiegava: perché mentre tentava di  trasmettercele, la mia testa era concentrata nel colpire di testa un pallone in area di rigore o fornire un assist vincente ad un compagno smarcato proprio al Filadelfia. E così, quando dava il compito in classe ed io lo finivo in cinque minuti, mi chiamava vicino la cattedra, leggevamo insieme Tuttosport e mi chiedeva se Agroppi, piuttosto che Ferrini, avrebbero giocato domenica, visto che lamentavano noie muscolari …

 

Beh, proprio lei ci portò in gita scolastica a Genova e in particolare in quel di Marassi a visitare lo stadio “Luigi Ferrraris”. Sì, proprio come a Roma si va a vedere il Colosseo, a Venezia Piazza S. Marco e a Milano il Duomo.

 

Ebbene, tra tutti, io mi sentivo a casa. Perché quante volte l’avevo immaginato quel catino pieno di gente urlante e appassionata quando Sandro Ciotti, o chi per lui, dalla radiolina gridava “qui Marassi, qui Marassi, Gigi Meroni, in una travolgente azione di contropiede, dopo aver eluso l’intervento del portiere del Mantova Dino Zoff, non ha avuto difficoltà alcuna poi ad entrare quasi in porta col pallone evitando anche l’ultimo, strenuo quanto vano tentativo di recupero sulla linea di Karl Heinz Schnellinger e portando in vantaggio i rossoblu genoani, qui Marassi a voi la linea”.


Così, qualche anno più tardi, una sera, dopo che in giornata avevo firmato il contratto in Piazza della Vittoria, nella sede del Genoa, col Presidente Fossati, ci girai intorno almeno venti minuti a quel “Monumento”.
Esterrefatto, incredulo quanto affascinato ed entusiasta che ... “io giocherò lì dentro, ma ti rendi conto?”, dicevo in macchina a mia moglie accanto a me, che non capiva, non poteva capire, quella gioia quasi incontrollata di un giovanotto di ventitre anni e mi esortava: ”Andiamo a dormire Cla, son stanca” Ed io: “Si, si ok, solo un altro giro perché dalla parte degli spogliatoi, dove entreremo, non lo ho ancora visto, un altro giro, solo uno e stop…

 


E dunque per me “Ho provato difendere un sogno, un‘analisi del dibattito genovese sullo stadio di calcio”, oltre ad essere un formulario, prontuario, manuale completo ed aggiornato sugli aspetti tecnici legati al Ferraris, oltre a raccontare attraverso i mezzi di informazione il fascino di questo pezzo di storia (non solo calcistica è ovvio) e approfondire compiutamente sotto ogni profilo, comparando le soluzioni adottate all’estero (Emirates Stadium, Amsterdam e Allianz Arena), i “pregiudizi” riguardo il mantenimento dello stesso, cercando di trasformarli in “giudizi” positivi e propositivi, come lo studio fatto dalla Fondazione Genoa 1893 (enunciandone con chiarezza e dovizia di dettagli i principali aspetti progettuali, nonché la filosofia del progetto stesso), beh per me dicevo ‘sto “tomo”, intelligente e ben scritto, rappresenta la difesa anche del “Mio Sogno”, che si è avverato e che vorrei rimanesse tale per altri ragazzotti in gita scolastica desiderosi di visitarlo!

 

(Claudio Onofri)

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